mercoledì 26 aprile 2017

Hampi. Basta programmi

I bravi turisti si danno da fare con largo anticipo, leggono, studiano, prenotano e si informano.
Non mi sento una turista, io sto viaggiando.
Quello che faccio è dare una veloce scorsa alla guida, una alla mappa per capire a grandi linee i tragitti (anche perché solitamente l'unico modo per sapere come andare da A a B è chiedere ad A, non c'è verso di saperlo prima con internet o da un diverso luogo C) e poi via. Tutto ciò è abbastanza sciocco forse, ma così non ho aspettative e quello che trovo mi colpisce con grande impatto!
Con Hampi è successo proprio così. Tutti me ne parlavano, tutti sembravano esserci stati. Quindi ho preso un bus notturno da Goa in compagnia di Kate and Mat, una coppia inglese di ritorno da un anno di lavoro in Cina!
Sull'autobus incontro anche Peter, che diventerà compagno di avventure.
Non mi dilungo nel descrivere l'ennesima corsa su uno sleeper bus.. buche, scossoni, urla, cena a mezzanotte in mezzo al nulla.. standard!
L'arrivo ad Hampi alle 6 di mattina con il sorgere del sole mi ha letteralmente sconvolta. E mi son sentita scema, avrei dovuto saperlo? Mi sarei dovuta prepare? NO!
Il cuore che batte all'impazzata alla vista dei sassi enormi e rotondi, i templi, il fiume nel mezzo pieno di verde. Da togliere il fiato.
Sì, da quel momento in poi ho deciso di informarmi quel tanto che basta per non prendere decisioni errate.

Hampi è meravigliosa. È un piccolo paese diviso a metà da un fiume. Da un lato il bazar, i templi è tutta la zona archeologica, dall'altra guest house tra il verde di campi di riso e banane.
Capisco che questo posto ha qualcoza di magico già dal primo momento perché in sequenza mi capita:
- lanciarmi nel fiume completamente vestita solo per giocare con tre bambini che cercavano di spruzzarmi. Scateno l'ilarità di tutti i presenti.
- baciare un bellissimo elefante di nome Lakhsmi
-  diventare la migliore amica di Shiva, un bambino di 3 anni e il suo microscopico gattino. Giochiamo ad infilarci le penne nel naso, come mamma insegna!
- ricevere il pranzo gratuito e mangiare assieme a tutti i pellegrini del tempio di shiva.
-  assistere ad un matrimonio e dover gettare riso urlando frasi a me non ben chiare.
-  guardare il tramonto dai sassi cocenti con Peter e Chantal, una meraviglia di modella mezza africana dal fascino irraggiungibile
-  guardare trainspotting durante la cena.
Arrivata a sera ho pensato tra me e me che se questo è l'inizio, la settimana parte proprio bene!
E i fatti è stata ricca, più ricca di un bignè alla crema.
Ho noleggiato uno scrausissimo motorino alla modica cifra di 100 rupie al giorno (1.30 euro) e via tra le campagne! È un susseguirsi di sassi enormi e rotondi e infuocati dal sole, campi di riso verdissimi, canali, banane, strade rosse e aride, colori che creano un contrasto imparagonabile!
Il mio posto preferito resta il fiume, la piccola hippie zone vicino alle cascate, da dove ci si può tuffare e fare il bagno in un acqua fresca e all'apparenza pulita! Forse è stato eletto a 'il mio posto preferito' perché ad Hampi la temperatura minima (alle 4 di mattina) rimane tra i 30 e 34°C ... O forse era solo un luogo  magico di per sè dove tutti prima o poi ci si ritrova. La prova sta in Mario, un ragazzo israeliano conosciuto a Goa,  che mi spunta all'improvviso proprio mentre stiamo facendo il bagno! Da non credere! È proprio vero che in India tutto è possibile! Tutto è possibile e tutto ti (o mi) arriva tra capo e collo senza muovere un dito.
Altro esempio: un tardo pomeriggio io e Peter decidiamo di raggiungere gli altri in cima al Monkey Temple (576 scalini. Gli indiani son sempre così orgogliosi di specificarne il numero). Saliamo le scale quasi di corsa perché il sole sta tramontando. In cima dopo aver raggiunto gli amici, passiamo di fronte ad un gruppo di sadu (potremmo paragonarli ai nostri preti alla lontana) che decidono di fermare me, unica nel gruppo, con tono imperativo. Mi fanno sedere tra di loro e iniziano a farmi fumare chillum come se non ci fosse un domani.. io ringrazio e cerco di svignarmela, ma con i sadu è impossibile! Morale della favola, dopo esserci goduti il sorgere della luna piena, sono l'unica del gruppo a dover impegnarmi a fare le scale di rientro senza barcollare o scatafasciarmi al suolo!


Un'altra sera, sono a cena dall'altra parte del fiume, quando si scatena a un temporale di quelli con i fiocchi, del tipo simile ai temporali estivi nella mia regione in Trentino (per la cronaca è la prima pioggia da quando sono in India). Quando finalmente tutto si calma sono quasi le 2 di notte, il mio telefono è scarico, non ho una torcia e la mia stanza è al di là del fiume!
Gli altri ragazzi son scappati prima. Ma l'India mi ha insegnato una cosa: chiedi e ti sarà dato. Ho chiesto all'universo una piccola mano (il piano B era dormire nel ristorante, avevo già il permesso) e lui mi ha inviato Simba e Timo, due svalvolati (kombo India + Berlino) che ridendo come i pazzi alla vista di questa povera fanciulla senza torcia mi scortano coraggiosamente e mi aiutano a guardare il fiume! Siano benedetti!
L'ultimo giorno ad Hampi è stato ovviamente quello di chiusura con il botto: siamo in città al momento giusto. C'è un super festival per celebrare le nozze di Shiva e Parvati, due tra le maggiori divinità hindu. Due carri enormi son addobbati a festa e vengono trascinati per la via principale usando dei grossi canopi, mentre la gente accorsa da tutto il circondario, suona i tamburi e lancia banane. Sì, lancia banane! Mi è stato detto che un tempo lanciavano anche manghi e cocchi ora vietati per ovvi motivi di salute pubblica!

Tornando in guesthouse inciampo sulle scale per scendere al fiume, rovescio la borsa, perdo il portafoglio. Dentro solo 2 euro, ma un bancomat e la patente.
Ora penso che non mi dilungherò a raccontare le mie quasi 4 ore alla polizia per cercare di avere una denuncia di smarrimento, con grossi problemi di comprensione, io che ad un certo momento scoppio a piangere minacciando di chiamare il consolato, una poliziotta che mi consola, il capo ufficio che mi offre da pranzo invece che scrivere la dichiarazione... Insomma una bella baraonda da cui esco con un foglio scritto di mio pugno, pieno di errori grammaticali e sulla cui validità ho ancor dubbi.
Riparto senza patente, ma con il cuore di nuovo stracolmo, benché un pezzettino lo abbia lasciato la tra le rocce.
Grazie, grazie Hampi per tutta la tua magia!

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sabato 8 aprile 2017

Volti nel mio cuore

Finalmente sapore di casa.
Un posto dove fermarmi e vivere della quotidianità.
Un posto dove scappare. Un posto dove lasciarsi andare e costruire nidi sulla spiaggia.
Goa è un fresco respiro di libertà. È musica. È la mia musica.
Colore, profumi e sensazioni mai provate prima.



Sono qui ormai da un mese e l'ho trascorso tutto tra spiaggia, party e l'ostello dove ho lavorato in cambio di un letto. Questo posto si chiama Wonderland e io ci sono proprio caduta a capofitto nel buco nero del bianconiglio. Tutto ciò circondato da persone meravigliose che sono diventati parti del mio cuore.
Sandeep e Kristina 
India e Bielorussia alla gestione di un ostello reso colorato e fantasticamente caotico da giovani travelers. Lei tranquilla, alta e leggera, si sposta come l'aria. Lui due occhi profondi, corpo asciutto e un sorriso genuinamente pazzo.
Mi hanno accolta a casa loro e permesso di vivermi ogni momento in Anjuna.

Andrea e Rijill
Le prime amicizie create a Wonderland e le più profonde. Lei è una brillante donna dalla Slovenia, giornalista freelance e un vero spirito libero. È qua per un mese prima di partire all'avventura in cerca di lavoro in nuova Zelanda. Mi son sentita accolta e qualche volta accudita, una presenza sicura e serena.
Lui una bomba a mano dal Kerala. Mai un giorno senza un sorriso e una storia da raccontare, mai un giorno senza energia e i capelli a ciospo arruffati.





Pascal
Un uomo dall'enorme coraggio, non quello di vivere in giro per il mondo con un sidecar, ma quello di farsi scoprire al 100% sempre e comunque. Una personalità complessa, ricca, esagerata e meravigliosamente difficile. Un uomo che ha saputo leggermi dentro e farmi da specchio, facendomi sorridere.
Noor and Pam
Due piccole donne indiane, giovani e minute.  Vengono da due zone molto lontane dell'India ma entrambe sono pien e di forza. In loro si vede forse l'alba di una nuova India, una India senza veli e disuguaglianze.
In loro indipendenza, voglia di non perdere i momenti che la vita offre
Ryan
Cadere negli occhi di qualcuno e vedere se stessi e raro. È raro e spaventoso perché da lì poi non si scappa. Questo splendido essere umano mi ha regalato emozioni preziose più o meno difficili da gestire, pensieri profondi che mi hanno cambiato profondamente.



E poi potrei continuare ore con Abhiram sempre a costruire qualcosa compresa la mia ciotolina di cocco (grazie), il Che pacifico amante delle birrette, Mario da Israele con furore , Todd che non so come facesse a tornare sempre brillante a casa, la dolcissima Danielle, Olga con cui grazie a Dio ho potuto parlare in Italiano, Afsul fedele compagno di party, Barry 50 enne irlandese superoperativo ad ogni ora, quella stupendissima anima di Karan con cui ho giocato e parlato e riso all'infinito, Mio di cui ho imparato il nome solo dopo 4 feste assieme, Four che mi ha lasciato scrivere sul suo magico taccuino ... e chissà tutti quelli che ho dimenticato.
Grazie a tutti voi, grazie per le meravigliose emozioni.




Alice: How long is forever?
White Rabbit: Sometimes, just one second.

Ora è tempo di riprendere la strada.

martedì 14 marzo 2017

Gli indiani e il mare

La prima volta li ho visti a Mandvi, nord del Gujarat. Erano indiani, anche loro in vacanza.
Le donne tutte coperte, la maggioranza in saree, timide in piedi sulla spiaggia.
Gli uomini si dividono in: quelli con camicia, jeans e scarpe chiuse, in piedi anche loro vicino alle donne, e quelli in mutande più coraggiosi che si lanciano nelle onde basse, dove ancora l'acqua tocca le ginocchia.
Stanno sempre in piedi. Ore in piedi. Gruppi di 3-10 indianini in piedi in spiaggia.
Ogni tanto qualche intrepida entra con i piedi, si bagna un pezzo di vestito e ride. Sono bellissime da vedere, la gioia e i colori delle stoffe al sole! Tante famiglie non viaggiano, per soldi o anche solo per abitudine e magari è la prima volta che vedono il mare.
Li ho rivisti a Dwarka: stesse cricche in standing ovation per le onde! Ore nello stesso metro quadro. La contemplazione dell'oceano. Ore per davvero.
Ad un certo punto però c'è stato il colpo di scena inaspettato! Dopo che tutti gli uomini si erano spruzzati per bene, ho visto un gruppo di donne che pian piano, titubanti si avvicinano alla battigia. Vedo che pestolano, ridacchiando  scappano dalle micro ondine che le bagnano i vestiti. Le perdo di vista un attimo, quando giro di nuovo lo sguardo sono bagnate fino alle ginocchia. Qualcuna spruzza. Qualcuna ride. Una sembra pensare 'vabbé fottemene ormai son mezza bagnata' e detto ciò con un tonfo si siede schizzando le altre. Da lì il delirio di donne più o meno giovani che sguazzano felici come non mai nell'acqua alta un metro. La cosa incredibile è che, a festa finita, avevano ancora i saree perfettamente avvolti!
I misteri.
In Gujarat la spiaggia è casta e pura. Niente costumi da bagno per le donne, me compresa che mi adatto a fare il bagno vestita.
Ora sono a Goa ed il clima è decisamente diverso. Ci sono baretti, ristorantini sulla spiaggia, lettini, venditori di cocco, occhiali e ragazze che fanno i tattoo con l'henné.  Si incontrano parecchi occidentali, molti dei quali arrivati qui direttamente dall'aereoporto e, giustamente, si vivono la spiaggia all'europea: mini bikini, sdraio e bagni di sole. La popolazione autoctona qui è abituata, per fortuna niente mascelle fratturate dallo stupore di vedere una femmina scoperta, anche se i raggi x li passano ugualmente a tutte!
Quindi ok, per noi Goa sembra una normale spiaggia, ma è comunque ancora pieno di indiani in vacanza e le loro buffe dinamiche non cambiano! Sono a centinaia in piedi in spiaggia.
È uno spettacolo incredibile, sembrano i fenicotteri che cercano pazienti i pesciolini nella laguna. La grande differenza è che ci sono molti giovani maschietti che, a differenza del casto Gujarat,  si lanciano tra le onde. Sempre ovviamente a pochi metri dalla riva, quasi nessuno sa nuotare. Finito il bagno si rimettono in piedi ad asciugare o si siedono fradici su una seggiola e iniziano a bere birra e mangiare.
Per me restano incredibili.
Vedere gli indiani al mare  è davvero meraviglioso!





mercoledì 8 marzo 2017

Ogni tanto mi perdo

Mi son persa.
Mi son persa nell'India.
Ho scordato il telefono, ho scordato di aggiornare e di scrivere.
Ho vissuto momenti e li ho impressi nella mente che ha sempre GB liberi, li ho fotografati prima con gli occhi e il cuore, ho fatto amicizie prima con l'anima poi con FB.

13-17 febbraio DIU
Sono stata a Diu ex colonia portoghese, libertina, dove le chiese son più dei templi, dove una birretta o due al bar son benviste (tranne per le donne ovviamente) e tutto sembra tranquillo e pacifico.
I giorni son trascorsi pigri e felici.  Abbiamo passeggiato nel forte portoghese tra mura e cannoni, respirato un po' di fresco nelle vecchie cave di pietra dai vividi colori e radici aeree, osservato i daini brucare al tramonto sulle scogliere, ricaricato i corpi con il dolce abbraccio del mare.


Poi arrivano quelle sere strane, quelle sere in cui, chi sa come, finisci a bere whisky e acqua in camera di un trio locale. Lei: matrona di mezza età ben piantata e dalle idee chiare, lui: il marito schivo ma accogliente, l'altro: il fratello del marito, cantante specializzato in musica popolari per matrimoni. Nella baraonda fatta di alcool e chiacchiere viene pure trascinato il giovane addetto alla reception!
La serata finisce con un crampo alla mascella per le risate, un leggero mal di testa e le mie unghie laccate di rosso (per l'amicizia, disse lei).
5 giorni di relax a Diu.
La vita è proprio bella. Ed è bellissima.
Perché è tragica, perché è comica, perché è incredibilmente mutevole.


17-18 febbraio, IL VIAGGIO
5 di relax compensati egregiamente da 2 di quelli che chiamerò 'viaggio della memoria'.
Partenza ore 9.00 la mattina del 17 febbraio, arrivo a destinazione finale ore 12.30 del 18 febbraio. NON STOP.
Di seguito l'elenco delle tappe:
- 1° bus, 8.00-9.00 da Diu a Una. Affollatissimo di persone e sacchi di verdure.
- 1° tuk tuk, 9.30-9.45 da Una stazione bus a UNa stazione treni.
- 9.45-14.30 una lunga attesa con il pubblico più vasto mai visto. Ad un certo punto eravamo attorniati da una 40 di persone intente a osservarci e fotografarci. Passiamo un ora in questa baraonda, poi la voglia di un minimo di privacy e di tranquillità mi fa tremare la palpebra. Mi sento allo zoo e io son la scimmietta rara. Panico.
In tutto ciò colleziono milioni di selfie, gioco con un branco di bambine scemine carinissime e due ragazzi, due cugini che si affezionano a noi,  mi regalano un Tupperware pieno di biscotti e dolcetti, della frutta e una statuina di Ganesh.
-1° treno, 14.30-21 da Una a Junagadh. Metà del viaggio fatto accucciata tra la porta del vagone, aperta rigorosamente sul mondo esterno, quella del bagno e altre 7 persone con un calore mostruoso. Mai visto una cosa del genere, nemmeno sul caro e vecchio Intercity Venezia Milano del venerdì alle 17. L'altra metà in uno scompartimento idealmente da 6 con all'interno quasi il doppio delle persone. Stretta vicino ad una bella ragazza che passa un ora a mostrarmi orgogliosa mille foto del suo matrimonio, di quello della sorella, di quello della cugina...
- 2° treno, 23.00-3.30 da Junagadh a Surendragar. Treno notte. Il classicone. Indiani che russano, urlano, accendono luci negli occhi, mangiano a tutte le ore.
- 3.30-8.00 nanna in stazione, su una fredda panchina di marmo, avvolta in un telo un po' per il freddo, un po' per le zanzare.
- 3° treno, 8.00-9.00 da Surendragar a Dhrangadhra. Ormai che siamo in ballo, nemmeno ce ne accorgiamo!
- 2° tuk tuk, 45km, 9.30-12.30 da Dhrangadhra ad un piccolo villaggio nel deserto.
Una specie di esodo, uno di quei viaggi che quando arrivi a destinazione ti butti sul letto e svieni per minimo tre ore, uno di quei viaggi in cui il tempo serve solo per non perdere il mezzo successivo e tu rimani quasi sospeso in un limbo fatto di ruote e sorrisi dei vicini.

18-20 febbraio, LITTLE RANN of KUTCH
Tutto questo per il deserto. Di nuovo. Di nuovo chiamava e di nuovo ho risposto.
Siamo nel Little Rann of Kutch, un parco protetto dove vivono liberi Blubull e soprattutto i Wild Ass (asinelli felici dalla striscia nera sulla groppa).
Due giorni in deserto. Caldo, caldissimo. Un silenzio incredibile.

Possiamo camminare in deserto e il proprietario del villaggio dove siamo ci ha pure prestato un binocolo con cui osservare meglio tutti animali che incontriamo. Loro stanno vicino ai bordi forestati. Nel mezzo il nulla.
La sensazione è quella di infinito, vuoto e pieno allo stesso momento.
In realtà non è proprio nulla. Si trovano molte saline, perché questo deserto salato ogni anno si riempie di acqua salmastra durante i monsoni, acqua che nella stagione secca viene raccolta e fatta evaporare in modo da produrre sale per coprire quasi l'intera richiesta nazionale.


20-22 febbraio, AHMEDABAD
L'ultima tappa assieme, per me è Roberto è Ahmedabad. Una città da 5.7 milioni di persone.
Il caos. Ed è pure considerata piccola rispetto ai colossi come Bangalore o Mumbai!
Qui possiamo prendere pane e verdura in un supermercato all'occidentale, mangiare della pizza, curiosare in un centro commerciale, ma allo stesso tempo comperare delle mollette per capelli nel bazar locale. Questa è l'India delle commistioni, del nuovo e del vecchio assieme, delle donne con il saree e delle ragazze con pantaloncini inguinali e canottierine, degli alberghi lussuosi con le mucche munte a mano  nella strada sottostante.
Una sera usciamo a mangiare assieme ad una amica di Roberto: Prerna. Una tipina tosta, dai capelli corti e lo sguardo brillante. Studia legge. Vuole cambiare la situazione femmina in India. Eccola la nuova India che sorge. Ecco il fuoco meglio occhi delle donne che stanno combattendo per la vera uguaglianza, quella che non spiana le diversità, ma le rispetta e le valorizza.


Ed ora fino al 5 marzo sarò solo, anche se sola non sarò mai.
Buon viaggio a me, buon viaggio a te amico!

FOTO DIU e RANN of KUTCH

FOTO di AHMEDABAD

sabato 18 febbraio 2017

Ascesa alla santità

Junagadh è la città più polverosa e inquinata visitata ad oggi, o almeno io ho avuto questa impressione.
Robe che se esci 10 minuti a passeggiare ti si formano delle caccole nere nel naso che nemmeno dopo un concerto dei Metallica in mezzo al logo selvaggio, in un piazzale di terra battuta.
Potrei riprendere a parlare di quanto l'India sia inquinata, di come i tassi di mortalità infantile dovute a pm10 siano altissimi, di come dovrebbe interessare anche a noi questo problema visto che l'inquinamento non conosce barriere e stupidi confini statali tracciati sulla carta, ma non lo farò. Non oggi. È stancante.
La consapevolezza di avere un solo pianeta con risorse limitate e che senza i servizi ambientali non c'è sviluppo che tenga, è questo che mi ha spinto a laurearmi in Scienze Ambientali.
La consapevolezza che tanto la gente non ascolta, perché sapere che tutti i nostri gesti quotidiani a cui siamo abituati hanno un impatto, che il cambiare abitudini è faticoso ed è più semplice continuare a comperare, pompare le vendite e chiudere gli occhi, e far finta che non ci stiamo scavando la fossa da soli, beh questo è quello che mi ha fatto smettere per ora di combattere. A volte mi sembra tanto una storia da Don Chisciotte della Mancia, senza mulini e con un finale più disastroso.
Comunque facendo finta di eliminare con una spugna magica la polvere e lo smog e la spazzatura, la città rimane molto molto carina.
Tra le viuzze centrali del bazar sorgono innumerevoli palazzi di stile arabeggiante, molti dei quali disabitati, e le loro facciate ricoperte da erba colore del sole, intervallate da venditori di stoffe e pubblicità semioccidentali, creano un particolare scenario. Junagadh possiede anche un bel forte antico, che con le mura circonda pozzi di raccolta acqua, templi, cave intagliate e boschetti. Un bel posto dove rilassarsi, ricamare, ascoltare musica nel caldo del primo pomeriggio.

- Inciso, tanto per rimarcare l'idea: siamo davanti al forte. Sto bevendo un succo. Lo finisco e con il tetrapak in mano mi guardo in giro in cerca di un bidone. Si avvicina un indiano e mi dice a gesti di buttarlo dietro un muro, dove si intravede un giardino.  Il mio sguardo di risposta è allibito. Scuoto la testa. Lui insiste e mi dice "dustbin, bin!". A sto punto perdo la testa e rispondo "is not a bin is a garden! Poor India that will die cover with your rubbish!". La questione è seria perché estremamente radicata. Come l'idea che il PIL sia l'unico indicatore di progresso. -
Uno dei fiori all'occhiello della città é una moschea con dei particolari minareti slanciati, avvolti a spirale da scale a chiocciola, che risaltano come guglie tra la luce del tramonto.

- Secondo piccolo inciso di carattere personale: mi dispiace ma non riesco a vedere di buon occhio e tollerare, come donna e persona, una religione che impone la copertura totale o meno della donna. Non si tratta di scelte personali e non venitemi a dire che la donna ha scelto consapevolmente. Consapevole di cosa che non ci sono alternative, che nessuno le ha mai raccontato cosa succede nel mondo, che devono sposarsi a 20 anni e passano dallo stare sotto un padre ad un marito? E non si tratta di fede, questa è manipolazione delle menti per poter controllare un'altro essere umano. Nessuna fede, nessuna religione, nessun Dio e nessun uomo degno di questo nome può volere ciò. -
Ma il motivo principale che ci ha portato in questa città è aver accettato la sfida di arrampicarci su Girnar Hill, la montagna più alta del Gujarat, arrancando su 10.000 scalini tondi tondi!
La partenza è fissata per le 7 dalla base della montagna, perché tutti quelli con cui abbiamo parlato ci hanno prefigurato ore e ore di estrema fatica e sofferenza.
Ora senza essere esagerati, ma in due ore secche di orologio siamo in cima e senza aver sudato particolarmente. Il fatto è che gli indiani e lo sport sono due rette che scorrono parallele,  senza tangersi. Il massimo dello sforzo è il cricket (avete mai visto quanto si muovono a giocare a cricket? Tipo una corsetta modalità "diarrea leggera per arrivare al bagno").
L'ascesa è bellissima. La ricorrenza tra i vari posti spirituali nel mondo e le altitudini  pone la sua base nel fatto che tutti noi sentiamo l'attrazione verso il cielo. Questa voglia di salire è voglia di libertà, è desiderio di lasciare i pensieri terreni alle spalle e buttare l'occhio verso gli orizzonti.
Gradino dopo gradino, il ritmo dei passi, un ritmo che accompagna la preghiera o la mediazione. E l'arrivo in cima ci riempie di un orgoglio molto più grande di quello che potremmo godere dallo stesso sforzo fatto orizzontalmente. Perché noi siamo su, vicini a un Dio se ci crediamo, dove le energie sono più pure, dove tutto il flusso di negatività non riesce, o fatica, ad arrivare.

Mi ha fatto tornare in mente perché ho amato alla follia l'alpinismo, perché sopportavo di alzarmi prestissimo, camminare ore con zaini dal peso improponibile, finire imbragata su pareti pericolose, sudare su ghiacciai infiniti.
Mi manca, la montagna mi manca è sarà sempre un pezzo del mio cuore.
Oggi come non mai penso al mio amato Trentino.

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lunedì 13 febbraio 2017

Gente di mare - Dwarka

Mi piace Dwarka. C'è un clima diverso. È il clima di una nostra cittadina dell'Adriatico in estate (senza bar e cocktail purtroppo) dove la gente è spensierata.

È una delle città sacre degli hindu, una di quelle che loro dovrebbero visitare in pellegrinaggio, quindi è piena zeppa di turisti indiani che si godono la vacanza e rendono tutto più rilassato e "tranquillo" (per gli standard nazionali).
Un giorno lo trascorriamo gironzolando tra le viuzze. Ci sono molti venditori di conchiglie. Meravigliose conchiglie di tutte le forme e colori, coralli e perle raccolte sulle spiagge appena cala la marea del mattino.
C'è profumo di mare, per la mia mente è profumo di vacanza.
Un giorno è dedicato ad una spiaggia bianca brillante, fatta a mezzaluna con una piccola barriera, che emerge man mano che avanza il pomeriggio.

La marea rivela così pozze con granchi arrabbiati dalle chele azzurre, giganti lumache piene di bubboni colorati che sfrecciano rapide tra gli scogli, conchiglie e molluschi, alghe verde brillante e alcuni pescatori che, con l'acqua che gli arriva alle cosce, si adoperano con le reti.
Faccio il bagno, non una ma due volte.
La persona più vicina a noi è distante almeno un km. Faccio il bagno in costume, libera dal "burka". Meno siamo vestiti più siamo solo noi e il nostro corpo, più siamo liberi, più siamo noi stessi. Da dove arriva la nostra sociale avversione per la nudità? Non dovrebbe esserci nulla di piu naturale e bello, ma noi preferiamo tette finte, vestiti sgargianti e sorrisi rifatti.
L'acqua è freddina, ma piacevole. Il vento che ti accoglie all'estero invece, quello è al limite del fastidioso, ma rende sopportabili le temperature.
Non c'è un filo di ombra. C'è solo la crema fp30.
Mi piace da impazzire il mare. Adoro tutto, tolte le meduse, la sabbia nelle mutande e forse qualcos'altro. Adoro il fatto che sia rilassante, che porti in me quella calma che spazza via ogni pensiero. Sentire di non sentire e apprezzare il silenzio della mente.
Un'altro giorno invece prendiamo una barca, stile profughi a Lampedusa, e da Okha atterriamo a Bet-Dwarka, isola famosa e meta di turismo per l'ennesimo tempio.
Non per essere scortesi, ma il tempio lo bypassiamo e ci perdiamo all'interno dell'isola.
Sembra di essere in Mediterraneo. Tutto semi deserto, finché ad un tratto veniamo sommersi da bambini urlanti, felici che ci rincorrono e ci inseguono salutando con la mano.
Arriviamo su di una spiaggia meravigliosa, dove alcuni pescatori sono intenti a ritirare le reti sulla barca, mentre altri sulla spiaggia ne riparano una, con pezzi di legno, chiodi e pece.

Purtroppo la meravigliosa ed idilliaca spiaggia da cartolina è l'ennesima discarica.
L'ho detto e lo ripeterò all'infinito. La spazzatura è la prima piaga di questa nuova India.
Un colpo al cuore, una morsa. Ed è anche colpa nostra, noi occidentali abbiamo percorso a capofitto la strada del progresso, quella del consumismo sfrenato, senza badare ai costi ambientali.
Ora che pian piano stiamo facendo marcia indietro, o comunque cerchiamo di mettere pezze sugli enormi strappi creati all'ecosistema terra, esportiamo il nostro modello di crescita tal quale. È come tornare indietro negli anni del boom sfrenato senza se è senza ma, senza attenzione al domani, senza il principio responsabilità, senza la consapevolezza dello parola sostenibile.
Povero mondo. Povero noi.
A pranzo ci ripariamo davanti al mini micro negozietto di un paesino sperduto nell'entroterra isolana. Qualcuno poi mi spiegherà come abbiamo fatto a trascorrere quasi due ore con tutta la famiglia del proprietario del chiosco senza che nessuno parlasse inglese o hindi! Parenti alla lontana e vicini di casa si univano e si staccano ogni tot dalla combriccola mantenendo sempre a bilancio un cospicuo numero di persone curiose intorno a noi, persone che bevevano un the, due patatine, due foto, tanti gesti e sorrisi, ma soprattutto tantissime risate.
Abbiamo riso come matti!
I sorrisi, i gesti di gentilezza e amore rimangono. Tutto il resto è passeggero.


FOTOGRAFIE 

giovedì 9 febbraio 2017

Un nuovo respiro

È un respiro nuovo questo Gujarat.
Continuo a provarlo e continuo a ripeterlo.
È un respiro nuovo questo Gujarat.
Le settimane in Rajasthan, per quanto meravigliose dal punto di vista storico e artistico (palazzi e templi belli così se ne trovano pochi), sono state, e ora me ne rendo conto sempre più, estremamente estenuanti.
Camminavo con gli occhi bassi, perché se solo lo sguardo incrociava quello di un altra persona era subito un: "compra compra, vuoi vuoi, mangia da me, money money ... "
Cosa abbiamo fatto noi turisti occidentali. Abbiamo abituato questo popolo così bello e fiero a starsene seduto, stressare i turisti perché tanto prima o poi, i soldi arrivano. E ne arrivano pure più del necessario, più del dovuto, perché noi ci sentiamo ricchi nelle due settimane di tour del Rajasthan, noi pensiamo che con le nostre 100 rupie (1.30 euro) date al bambino per strada abbiamo fatto grandi cose.
Sbagliato. Abbiamo solo abituato un bambino a non provare nemmeno ad uscire da quel circolo, e le nostre rupie sono tantissime! Un indiano non darebbe mai più di 1-2-5 rupie ad un vecchio. Ai bambini loro non ne danno mai, loro sanno. Non non sappiamo e pensiamo di sapere.
Noi arriviamo schiacciando, pretendendo le continental breakfast, pagando cifre assurde per cose che loro pagano 10 volte meno senza domandarci se è giusto. Nei paesi stranieri bisognerebbe entrare in punta di piedi, adattarsi alle loro tradizioni culinarie, alla loro moneta, ai loro costumi. Non pretendere, fanciulla bionda con la canottierina, mezzo decolte di fuori e le bermuda di non essere oggetto di raggi x e magari qualche palpata!
Non lamentiamoci poi se vicino ai maggiori luoghi turistici sembra di stare a Rimini lungomare, stesse bancarella, nessun prodotto tipico, tutti che cercano di fregarti.
Stavo male, era un India che mi piaceva, ma mi mancava qualcosa. Mi mancava la gente.
Grazie Gujarat, grazie alla mia buona stella o al richiamo che ho avuto per il deserto e il kuch perché ci ha portato in una regione dove i turisti bianchi li vedono con il telescopio.
Qui sto vivendo le esperienze più belle, più pure di accoglienza e generosità incredibile.
È più difficile viaggiare qui: non parlano hindi solo gujarati, non parlano inglese e non ci sono nemmeno scritte in inglese, non sono abituati al turismo e tutto è pensato per loro.
Ma sono meravigliosi.
A Jamnagar, grossa città a 7 ore di Pullman da Buhj, passiamo due notti.
Una giornata la passiamo a girovagare per il cetro città, che vanta un pulitissimo lago circondato da una specie di pista da passeggio a pagamento, lunga un paio di km. Con 10 rupie (12 cent) entri e ti ritrovi a passeggiare con tuttla la Jamnagar bene. Due belle vasce in centro, ma con vista lago, pellicani, ibis, cormorani, martin pescatori... e giganteschi pipistrelli!

Il giorno dopo decidiamo di andare a visitare un Bird Sanctuary a 14 km dal centro.
La guida dice che è impossibile andarci in bus. Noi ci proviamo. In qualche modo ci facciamo capire dal bigliettaio, che tuttavia ci fa scendere a tre km dall'incrocio.
E qui parte la meraviglia della giornata, che potremmo intitolare: la gentilezza del genere umano.
1) un tizio in tuktuk si ferma apposta e ci scarrozza fino all'incrocio della strada per il parco;
2) un signore con motocoltivatore adibito a carretto ci da un altro passaggio tra le patate e le cipolle praticamente fino all'ingresso, risparmiandoci altri 4km;
3) la bigliettaia del parco, stupita che fossimo a piedi, ci monta sulla sua motocicletta e ci accompagna per mezzo parco facendoci osservare con il binocolo miriadi di uccelli migratori comprese cicogne nere, fenicotteri e cicogne red pointed;

4) al ritorno, mentre stiamo arrancando sulla strada cocente alle 2pm, un signore ci carica sul suo furgone e ci porta vicino alla fermata del bus.
Quando pensiamo sia già un gesto sufficientemente gentile ecco che ci mostra il suo "ristorante" e ci offre the e pranzo. Offeso rifiuta di essere pagato e continua a dirci "guest", ospiti;
5) mentre aspettiamo il bus si ferma nientepopodimeno che (che bello scrivere nientepopodimeno!!) un'ambulanza! Sorridenti, loro, portano noi, ormai attoniti, quasi fino al nostro albergo;
6) e non è finita qui. Durante l'ultimo tratto di strada incrociamo una famiglia in festa per un matrimonio. Non ci son santi che tengono, dobbiamo entrare e mangiare qualcosa con loro, fare foto con tutti compreso con lo sposo!
Scappiamo prima ci ingozzino come tacchini.
Che bella la gente qui, sono sorridenti, orgogliosi di conoscerti, offrirti qualcosa o darti le indicazioni con le due parole di inglese che conoscono.
Che bello in Gujarat, che bello che bello!

Qui le fotografie di Jamnagar!