lunedì 19 giugno 2017

Mysore, connessioni

25-27 aprile 2017

Ormai ho capito che sto viaggiando per scoprire gente ed emozioni più che posti ed attrazioni.
Mysore città ricca, famosa per il suo palazzo sfarzoso, gli incensi inebrianti, le stoffe e i profumi raffinati mi ragala due perle grezze: Selby e Joe.
L'ostello dove dormo si chiama Maison 1907 ed è uno dei più carini freakchic Hostel che io abbia visto in India. Arredato con gusto, un oasi nel centro città.
Il caso vuole che, partendo alla volta del palazzo con due ragazze conosciute in stanza, ci imbattiamo in un altro gruppo di disadattati. Anche loro che come noi, cammina da tempo sotto il sole cocente delle 2pm, cercando di trovare l'ingresso. Ci riusciamo solo dopo 1 ora spaccata di orologio! Condividere un cervello in 7 non fa bene.
Scopriamo che anche i ragazzi appena incontrato sono, guarda caso, inquilini nel nostro ostello. In men che non si dica creiamo un gruppone e io mi ritrovo circondata da anglofoni madrelingua. Il rapporto è 1:9. Sono in netta minoranza! Il mio livello di stress da prestazione linguistica sale alle stelle!
Tutte le volte che penso a certe parti del mio viaggio la prima cosa che mi salgono in mente non sono i posti. E il palazzo di Mysore credete a me è meraviglioso. Purtroppo posso solo mostrare una foto che Selby è riuscito a scattare malgrado i divieto (mannaggia a lui siamo stati rincorsi dalla sicurezza).
E pure il tempio sulla collina, su cui ci siamo arrampicati salendo 1000 gradini, il pomeriggio seguente regala panorami e sensazioni da paura.
Ma credete a me, scambierei tutte le foto di attrazioni turistiche al mondo per un ora con una di queste due splendide anime.
Selby e Jo mi hanno toccato nel profondo. Fin dal primo secondo ho sentito che entrambi condividevano l'animo dolce che ha solo chi ha sofferto tanto, una saggezza che viene dalla strada e da una giovinezza dura, ma che è stata messa a frutto, una voglia di vivere che ci porterà poi a prendere un treno di notte alla volta di Bangalor per andare ad un party micidiale!

Connessioni.
l'India sta continuando a tenermi accesa e in trepidazione.
Connessioni.
Mia madre si stupisce, chiamo ogni nuova persona uomo o donna meravigliosa.
Connessioni.
È l'India che attira?
Sono io che attiro?
Sono io in India?
Connessioni.
Non mi interessa, è reale. Sono vere.
Connessioni.


Shravanabelagola l'inaspettato

24 aprile 2017

Ogni tanto mi piace fermarmi a caso in posti assolutamente non segnalati dalle guide. Apro Google map, clicco sul nome del posto e curioso sulle fotografie caricate dagli utenti.
Ecco come ho deciso di fermarmi qui.
È una minuscola cittadina con due colline, una di fronte all'altra, entrambe con templi jainisti.
Uno di questi ospita una statua monolitica di quasi 8 metri, che sbuca addirittura dal tetto del tempio!
Qualche volta davvero bisogna perdersi per trovare tesori.







domenica 18 giugno 2017

Chikmagalur, trekking in una tazza di caffè

20-23 aprile 2017

Qui al sud inizia a fare un bel po' caldo. Frase alquanto banale, ma lasciatemelo dire!
È tempo di migrare e poiché non sono una Rondinella, non scelgo il lontano nord, ma le miti temperature delle Hill Stations.
Decido così di partire alla volta di Chickmagalur.
Il viaggio è, che sorpresa, infinito.
Saluto Ryan, prendo i miei bagagli e parto da Gokarna alle 8 di mattina per arrivare a destinazione alle 20.30, avendo percorso soli 300 km.
Il paesaggio mi ripaga di tutto: è così verde e diverso. Sa di casa. Colline ricoperte di alberi altissimi, soprattutto acacie ed eucalipti, che servono ad ombreggiare le favolose coltivazione di caffè che crescono sottostanti. Tutto è molto verde e arancione. Sì, arancione è il colore di questa terra sgargiante che si lascia ammirare tra le radici, nelle scarpate e nei canali creati dai monsoni dell'anno precedente.

Arrivare con il buio in una nuova città non è mai una splendida idea, ma io ho già trovato il nome dell'ostello dove voglio dormire. Va tutto alla grande! Prendo un tuktuk che mi ci porta per 30 rupie.
L'ostello è chiuso e a quanto pare per sempre! Ottimo!
Serve il piano B, subito. Mi affido alla bontà e onestà del mio autista che mi indica sorridendo la porta di un hotel proprio di fronte a noi. È pulito, ordinato e alla mia portata!
Il giorno dopo lo passo a scorrazzare per le vie di questa città, che è molto ma molto più caotica di quanto pensassi.  Non è per nulla storica, artistica o quantomeno con una bella visuale. È un grosso e sporco paesone indiano. Quello che la rende speciale è la vicinanza con le bellissime colline verdeggianti. È il posto più economico dove alloggiare per poter esplorare i luoghi circostanti.
Dopo pranzo, quando ancora la Dosa e il caffè locale sono all'inizio della digestione, mi coglie di sorpresa un acquazzone con i fiocchi. È il secondo dopo quello di Hampi e devo ammettere che questa frescura non mi dispiace affatto.  Mi metto al riparo sotto la tettoia di un negozietto che guarda caso sfoggia in vetrina quello che sarà il mio svago per i prossimi giorni uggiosi: colori acrilici e pennelli!

Non c'è molto da fare qui e se non hai a disposizione un mezzo proprio è alquanto difficoltoso muoversi attorno alla città. Per fortuna Pam, la mia amica di Bangalore, mi ha dato il contatto di un suo amico local che mi scorrazza in giro per ristorantini e colline!

Il giorno prefissato per il mio tanto atteso trekking però lui deve lavorare. Decido di arrangiarmi. Insomma non può essere così difficile. E invece ovviamente si!
Nessuno ha informazioni dettagliate poiché, alle due cime che io voglio raggiungere con una traversata in cresta, gli indiani arrivano comodamente con le macchine!
Mi do da fare sul web dove finalmente scopro un blog abbastanza aggiornato, con tanto di pseudo cartina.
Il problema numero due ora è come arrivare al punto di partenza del trekking!
Ovviamente nessun mezzo pubblico, così pare. Sto per optare per pagare caro un tuktuk, quando il proprietario dell'hotel dove risiedo, si offre di accompagnarmi con lo scooter. Son ben 18km! Mi sembra troppo, ma lui insiste. Verrà ripagato con una scatola di dolcetti e prelibatezze in serata!
Il percorso inizia con una parte in salita  sotto il sole, ma piacevole e con una splendida vista. Nel mio zaino solo un litro d'acqua e due banane poiché solitamente in ogni dove, ma veramente in ogni luogo, gli indiani hanno carretti/baracche dove vendono di ogni. Ovviamente non qui! Il tempio di Shiva sulla sommità è sprovvisto di qualsiasi rifornimento. Il poliziotto di stanza lassù si impietosisce e mi riempie di riso, biscotti e acqua.

 Mi lascia anche il suo numero in caso di necessità. Felice e rincuorata parto sapendo anche che, metà strada, avrei incrociato un posto di blocco. "Se hai problemi chiedi aiuto alla polizia, don't worry!" Mi disse Prasanna. Peccato che i problemi me li abbiamo causati loro! Parlando un inglese stentato la polizia mi chiede un permesso, che secondo loro avrei dovuto pagare in città per poter camminare in montagna, permesso di cui nessuno, compreso l'albergatore, il poliziotto del tempio e altre mille persone con cui poi ho avuto questa conversazione, sapevano assolutamente nulla!
Provo a pagare il permesso "all'indiana", ma sono inamovibili. Mi fanno sedere e mi cacciano su un autobus a caso dopo 30 min di attesa.
L'autista, Dio ha avuto pietà di noi, corre come un pazzo su delle strade a strapiombo ed è colmo di gente e cose comprese 60 uova.

Il bus arriva alla mia prevista metà della camminata!
Li gironzolo in giro, scatto foto al meraviglioso panorama domandandomi come farò a tornare in città. Ormai ho detto mille mille volte quanto sono fortunata: si accosta una macchina con tre ragazzi. Mi avevano vista camminare la mattina. Sono romeni, che lavorano per una banca danese in Bangalore, in vacanza per il weekend! Inutile dire che è subito amicizia!

E questa meravigliosa amicizia mi porterà ad andare a trovarli a Bangalore e condividere le esperienze ad Alleppy.
Ma questa è un'altra storia!

Tutte le foto

sabato 6 maggio 2017

Un pezzo di Paradiso a Gokarna

Tutte le volte che devo cambiare posto, ho dei ripensamenti. Non voglio, non voglio lasciare qualcosa di bello e ormai conosciuto. Sono la solita pigra emotiva. Per fortuna son anche molto brava ad auto tirarmi scarpate nel sedere. E così prendo un biglietto per Gokarna, dove vado ad rincontrare Ryan.


Nessuno mi avvisa che il bus notturno su cui ho provato a dormire mi avrebbe scaricata in mezzo all'autostrada in un incrocio trafficato alle 4.30 di mattina. Da qui un taxi compreso nel biglietto ha portato me e due ragazzi inglesi, anche loro completamente ignari del fatto, in una qualche area di Gokarna.
Arrivo di notte. È ancora buio, non capiamo dove siamo né dove siano le spiagge.
Per fortuna c'è un tuktuk sveglio a quest'ora infame, che ci accompagna all'inizio di un sentiero sterrato che porta a Kudle beach.
Decidiamo di accamparci, assieme a qualche cane, all'inizio della spiaggia aspettando l'alba e che qualche posto simil ristoro apra.
Al sorgere del solo la vediamo! La spiaggia. È bellissima, è molto più selvaggia di quelle di Goa e Ryan ha preso una stanza economica in una guesthouse infestata da cuccioli di cane meravigliosamente dolcini! Passeremo le ore a coccolarli, giocare e farci mordicchiare scarpe e capelli!


Le giornate trascorrono come da copione per una vacanza al mare con del gran relax, bagni, passeggiate e attività ludico ricreative quali: cucire una borsa in stoffa, creare gioielli con semi e sassi, provare ad imparare ad usare l'hula hoop che ho comperato in Hampi, passeggiare tra le scogliere...
Ma questa volta abbiamo in level up: compero una padellina di alluminio e ci cimentiamo a cucinare spiaggia sul fuoco! È un po' come fare un salto nel passato ai campeggi scout, solo che qui tutto profuma di curry.
Il cibo è buonissimo, la compagnia ottima (siamo assieme ad 3 cani che ci proteggono da qualsiasi umano curiosi si avvicini a noi) e la vista mozzafiato!


Vicino a noi abita un simpatico svedese di 67 anni, capelli bianchi rasati con lungo codino e treccia infinita al posto della barba!
Ha affittato una casetta sulla spiaggia al limitare  della giungla e progetta di costruirsene una sua, dove ritirarsi nei prossimi anni. È un ex giardiniere ed è estremamente interessante ascoltare i suoi racconti. Viene spesso a trovarci o noi andiamo da lui nel sua fantastica casetta tra palme, fiori, rane da giardino e una sorgente tra le rocce!
Ma la più fantastica avventura la viviamo a Paradise beach. È una splendida caletta raggiungibile solo camminando 1/1.5 h tra boschetti e scogliere, ma una volta giunti li è davvero il paradiso! Ci raggiungono il pazzo e adorabile Pascal e la sua amica Michelle dalla Svizzera con furore, si aggiunge alla comitiva il mio amico Mathieu. 5 pazzi amici, 4 amache, 2 padelle per cucinare 2 tipi di curry e 1 notte magica.


Quello che rende speciale Paradise beach è, non solo il fatto che è isolata e invasa in alta stagione da happy freak e hippies da tutto il mondo (noi siamo gli unici in questo periodo dell'anno), ma soprattutto poiché la notte si può fare il bagno con il plancton bioluminescente!
È la prima volta nella mia vita che lo vedo. Un emozione non da poco. Ogni volta che tocchi l'acqua con una parte del corpo e sfiori uno di questi microscopici esserini, loro reagiscono con questa difesa luminosa!
Gokarna ne è valsa la pena, anche solo per questa notte magica!

Date un'occhiata alla photo GALLERY

Leggi anche:
Delle mie scorribande ad Hampi
Dei pezzi di cuore lasciati a Goa
E altro ancora 

mercoledì 26 aprile 2017

Hampi. Basta programmi

I bravi turisti si danno da fare con largo anticipo, leggono, studiano, prenotano e si informano.
Non mi sento una turista, io sto viaggiando.
Quello che faccio è dare una veloce scorsa alla guida, una alla mappa per capire a grandi linee i tragitti (anche perché solitamente l'unico modo per sapere come andare da A a B è chiedere ad A, non c'è verso di saperlo prima con internet o da un diverso luogo C) e poi via. Tutto ciò è abbastanza sciocco forse, ma così non ho aspettative e quello che trovo mi colpisce con grande impatto!
Con Hampi è successo proprio così. Tutti me ne parlavano, tutti sembravano esserci stati. Quindi ho preso un bus notturno da Goa in compagnia di Kate and Mat, una coppia inglese di ritorno da un anno di lavoro in Cina!
Sull'autobus incontro anche Peter, che diventerà compagno di avventure.
Non mi dilungo nel descrivere l'ennesima corsa su uno sleeper bus.. buche, scossoni, urla, cena a mezzanotte in mezzo al nulla.. standard!
L'arrivo ad Hampi alle 6 di mattina con il sorgere del sole mi ha letteralmente sconvolta. E mi son sentita scema, avrei dovuto saperlo? Mi sarei dovuta prepare? NO!
Il cuore che batte all'impazzata alla vista dei sassi enormi e rotondi, i templi, il fiume nel mezzo pieno di verde. Da togliere il fiato.
Sì, da quel momento in poi ho deciso di informarmi quel tanto che basta per non prendere decisioni errate.

Hampi è meravigliosa. È un piccolo paese diviso a metà da un fiume. Da un lato il bazar, i templi è tutta la zona archeologica, dall'altra guest house tra il verde di campi di riso e banane.
Capisco che questo posto ha qualcoza di magico già dal primo momento perché in sequenza mi capita:
- lanciarmi nel fiume completamente vestita solo per giocare con tre bambini che cercavano di spruzzarmi. Scateno l'ilarità di tutti i presenti.
- baciare un bellissimo elefante di nome Lakhsmi
-  diventare la migliore amica di Shiva, un bambino di 3 anni e il suo microscopico gattino. Giochiamo ad infilarci le penne nel naso, come mamma insegna!
- ricevere il pranzo gratuito e mangiare assieme a tutti i pellegrini del tempio di shiva.
-  assistere ad un matrimonio e dover gettare riso urlando frasi a me non ben chiare.
-  guardare il tramonto dai sassi cocenti con Peter e Chantal, una meraviglia di modella mezza africana dal fascino irraggiungibile
-  guardare trainspotting durante la cena.
Arrivata a sera ho pensato tra me e me che se questo è l'inizio, la settimana parte proprio bene!
E i fatti è stata ricca, più ricca di un bignè alla crema.
Ho noleggiato uno scrausissimo motorino alla modica cifra di 100 rupie al giorno (1.30 euro) e via tra le campagne! È un susseguirsi di sassi enormi e rotondi e infuocati dal sole, campi di riso verdissimi, canali, banane, strade rosse e aride, colori che creano un contrasto imparagonabile!
Il mio posto preferito resta il fiume, la piccola hippie zone vicino alle cascate, da dove ci si può tuffare e fare il bagno in un acqua fresca e all'apparenza pulita! Forse è stato eletto a 'il mio posto preferito' perché ad Hampi la temperatura minima (alle 4 di mattina) rimane tra i 30 e 34°C ... O forse era solo un luogo  magico di per sè dove tutti prima o poi ci si ritrova. La prova sta in Mario, un ragazzo israeliano conosciuto a Goa,  che mi spunta all'improvviso proprio mentre stiamo facendo il bagno! Da non credere! È proprio vero che in India tutto è possibile! Tutto è possibile e tutto ti (o mi) arriva tra capo e collo senza muovere un dito.
Altro esempio: un tardo pomeriggio io e Peter decidiamo di raggiungere gli altri in cima al Monkey Temple (576 scalini. Gli indiani son sempre così orgogliosi di specificarne il numero). Saliamo le scale quasi di corsa perché il sole sta tramontando. In cima dopo aver raggiunto gli amici, passiamo di fronte ad un gruppo di sadu (potremmo paragonarli ai nostri preti alla lontana) che decidono di fermare me, unica nel gruppo, con tono imperativo. Mi fanno sedere tra di loro e iniziano a farmi fumare chillum come se non ci fosse un domani.. io ringrazio e cerco di svignarmela, ma con i sadu è impossibile! Morale della favola, dopo esserci goduti il sorgere della luna piena, sono l'unica del gruppo a dover impegnarmi a fare le scale di rientro senza barcollare o scatafasciarmi al suolo!


Un'altra sera, sono a cena dall'altra parte del fiume, quando si scatena a un temporale di quelli con i fiocchi, del tipo simile ai temporali estivi nella mia regione in Trentino (per la cronaca è la prima pioggia da quando sono in India). Quando finalmente tutto si calma sono quasi le 2 di notte, il mio telefono è scarico, non ho una torcia e la mia stanza è al di là del fiume!
Gli altri ragazzi son scappati prima. Ma l'India mi ha insegnato una cosa: chiedi e ti sarà dato. Ho chiesto all'universo una piccola mano (il piano B era dormire nel ristorante, avevo già il permesso) e lui mi ha inviato Simba e Timo, due svalvolati (kombo India + Berlino) che ridendo come i pazzi alla vista di questa povera fanciulla senza torcia mi scortano coraggiosamente e mi aiutano a guardare il fiume! Siano benedetti!
L'ultimo giorno ad Hampi è stato ovviamente quello di chiusura con il botto: siamo in città al momento giusto. C'è un super festival per celebrare le nozze di Shiva e Parvati, due tra le maggiori divinità hindu. Due carri enormi son addobbati a festa e vengono trascinati per la via principale usando dei grossi canopi, mentre la gente accorsa da tutto il circondario, suona i tamburi e lancia banane. Sì, lancia banane! Mi è stato detto che un tempo lanciavano anche manghi e cocchi ora vietati per ovvi motivi di salute pubblica!

Tornando in guesthouse inciampo sulle scale per scendere al fiume, rovescio la borsa, perdo il portafoglio. Dentro solo 2 euro, ma un bancomat e la patente.
Ora penso che non mi dilungherò a raccontare le mie quasi 4 ore alla polizia per cercare di avere una denuncia di smarrimento, con grossi problemi di comprensione, io che ad un certo momento scoppio a piangere minacciando di chiamare il consolato, una poliziotta che mi consola, il capo ufficio che mi offre da pranzo invece che scrivere la dichiarazione... Insomma una bella baraonda da cui esco con un foglio scritto di mio pugno, pieno di errori grammaticali e sulla cui validità ho ancor dubbi.
Riparto senza patente, ma con il cuore di nuovo stracolmo, benché un pezzettino lo abbia lasciato la tra le rocce.
Grazie, grazie Hampi per tutta la tua magia!

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sabato 8 aprile 2017

Volti nel mio cuore

Finalmente sapore di casa.
Un posto dove fermarmi e vivere della quotidianità.
Un posto dove scappare. Un posto dove lasciarsi andare e costruire nidi sulla spiaggia.
Goa è un fresco respiro di libertà. È musica. È la mia musica.
Colore, profumi e sensazioni mai provate prima.



Sono qui ormai da un mese e l'ho trascorso tutto tra spiaggia, party e l'ostello dove ho lavorato in cambio di un letto. Questo posto si chiama Wonderland e io ci sono proprio caduta a capofitto nel buco nero del bianconiglio. Tutto ciò circondato da persone meravigliose che sono diventati parti del mio cuore.
Sandeep e Kristina 
India e Bielorussia alla gestione di un ostello reso colorato e fantasticamente caotico da giovani travelers. Lei tranquilla, alta e leggera, si sposta come l'aria. Lui due occhi profondi, corpo asciutto e un sorriso genuinamente pazzo.
Mi hanno accolta a casa loro e permesso di vivermi ogni momento in Anjuna.

Andrea e Rijill
Le prime amicizie create a Wonderland e le più profonde. Lei è una brillante donna dalla Slovenia, giornalista freelance e un vero spirito libero. È qua per un mese prima di partire all'avventura in cerca di lavoro in nuova Zelanda. Mi son sentita accolta e qualche volta accudita, una presenza sicura e serena.
Lui una bomba a mano dal Kerala. Mai un giorno senza un sorriso e una storia da raccontare, mai un giorno senza energia e i capelli a ciospo arruffati.





Pascal
Un uomo dall'enorme coraggio, non quello di vivere in giro per il mondo con un sidecar, ma quello di farsi scoprire al 100% sempre e comunque. Una personalità complessa, ricca, esagerata e meravigliosamente difficile. Un uomo che ha saputo leggermi dentro e farmi da specchio, facendomi sorridere.
Noor and Pam
Due piccole donne indiane, giovani e minute.  Vengono da due zone molto lontane dell'India ma entrambe sono pien e di forza. In loro si vede forse l'alba di una nuova India, una India senza veli e disuguaglianze.
In loro indipendenza, voglia di non perdere i momenti che la vita offre
Ryan
Cadere negli occhi di qualcuno e vedere se stessi e raro. È raro e spaventoso perché da lì poi non si scappa. Questo splendido essere umano mi ha regalato emozioni preziose più o meno difficili da gestire, pensieri profondi che mi hanno cambiato profondamente.



E poi potrei continuare ore con Abhiram sempre a costruire qualcosa compresa la mia ciotolina di cocco (grazie), il Che pacifico amante delle birrette, Mario da Israele con furore , Todd che non so come facesse a tornare sempre brillante a casa, la dolcissima Danielle, Olga con cui grazie a Dio ho potuto parlare in Italiano, Afsul fedele compagno di party, Barry 50 enne irlandese superoperativo ad ogni ora, quella stupendissima anima di Karan con cui ho giocato e parlato e riso all'infinito, Mio di cui ho imparato il nome solo dopo 4 feste assieme, Four che mi ha lasciato scrivere sul suo magico taccuino ... e chissà tutti quelli che ho dimenticato.
Grazie a tutti voi, grazie per le meravigliose emozioni.




Alice: How long is forever?
White Rabbit: Sometimes, just one second.

Ora è tempo di riprendere la strada.

martedì 14 marzo 2017

Gli indiani e il mare

La prima volta li ho visti a Mandvi, nord del Gujarat. Erano indiani, anche loro in vacanza.
Le donne tutte coperte, la maggioranza in saree, timide in piedi sulla spiaggia.
Gli uomini si dividono in: quelli con camicia, jeans e scarpe chiuse, in piedi anche loro vicino alle donne, e quelli in mutande più coraggiosi che si lanciano nelle onde basse, dove ancora l'acqua tocca le ginocchia.
Stanno sempre in piedi. Ore in piedi. Gruppi di 3-10 indianini in piedi in spiaggia.
Ogni tanto qualche intrepida entra con i piedi, si bagna un pezzo di vestito e ride. Sono bellissime da vedere, la gioia e i colori delle stoffe al sole! Tante famiglie non viaggiano, per soldi o anche solo per abitudine e magari è la prima volta che vedono il mare.
Li ho rivisti a Dwarka: stesse cricche in standing ovation per le onde! Ore nello stesso metro quadro. La contemplazione dell'oceano. Ore per davvero.
Ad un certo punto però c'è stato il colpo di scena inaspettato! Dopo che tutti gli uomini si erano spruzzati per bene, ho visto un gruppo di donne che pian piano, titubanti si avvicinano alla battigia. Vedo che pestolano, ridacchiando  scappano dalle micro ondine che le bagnano i vestiti. Le perdo di vista un attimo, quando giro di nuovo lo sguardo sono bagnate fino alle ginocchia. Qualcuna spruzza. Qualcuna ride. Una sembra pensare 'vabbé fottemene ormai son mezza bagnata' e detto ciò con un tonfo si siede schizzando le altre. Da lì il delirio di donne più o meno giovani che sguazzano felici come non mai nell'acqua alta un metro. La cosa incredibile è che, a festa finita, avevano ancora i saree perfettamente avvolti!
I misteri.
In Gujarat la spiaggia è casta e pura. Niente costumi da bagno per le donne, me compresa che mi adatto a fare il bagno vestita.
Ora sono a Goa ed il clima è decisamente diverso. Ci sono baretti, ristorantini sulla spiaggia, lettini, venditori di cocco, occhiali e ragazze che fanno i tattoo con l'henné.  Si incontrano parecchi occidentali, molti dei quali arrivati qui direttamente dall'aereoporto e, giustamente, si vivono la spiaggia all'europea: mini bikini, sdraio e bagni di sole. La popolazione autoctona qui è abituata, per fortuna niente mascelle fratturate dallo stupore di vedere una femmina scoperta, anche se i raggi x li passano ugualmente a tutte!
Quindi ok, per noi Goa sembra una normale spiaggia, ma è comunque ancora pieno di indiani in vacanza e le loro buffe dinamiche non cambiano! Sono a centinaia in piedi in spiaggia.
È uno spettacolo incredibile, sembrano i fenicotteri che cercano pazienti i pesciolini nella laguna. La grande differenza è che ci sono molti giovani maschietti che, a differenza del casto Gujarat,  si lanciano tra le onde. Sempre ovviamente a pochi metri dalla riva, quasi nessuno sa nuotare. Finito il bagno si rimettono in piedi ad asciugare o si siedono fradici su una seggiola e iniziano a bere birra e mangiare.
Per me restano incredibili.
Vedere gli indiani al mare  è davvero meraviglioso!